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xverso
Mi piaccion le fiabe, raccontane altre.
Se lo stile fosse una xversione, io sarei un caso clinico.


Diario


5 dicembre 2008

Avrà più senso

Perché, perché esistere la speranza?
La speranza ti condanna ad un'attesa senza spazio nè tempo.
Ti distrugge e poi ti uccide.




permalink | inviato da il.Principe il 5/12/2008 alle 23:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


27 ottobre 2008

'68+40=2008

Sorseggio caffè.
E nell'aria c'è un irrespirabile profumo di '68: squallido e deprimente, oggi come allora.




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24 ottobre 2008

Cronaca di una vita perfetta

"E' felice, si amano" mi sono sempre detto.

Mi sono invece ritrovato a scoprire, grazie a cinque bottiglie di fantastico vino, che quella che ritenevo essere una vita perfetta altro non era che una commedia, dalla trama banale e dal finale scontato, recitata magistralmente da artisti comuni.
Lo ha confidato fissando le carte da gioco sparse sul tavolo, evitando con cura i nostri sguardi. Non è felice.  E non lo è da tempo, esattamente da quando, in una domenica inutile, proprio come tutte le altre domeniche di ogni tempo ed epoca, ha smesso di respirare per gettarsi in un'apnea lunga una settimana, durante la quale il Sole sembrava essersi spento e la Luna non regalava luce, ma paura e tenebra.
Dall'apnea si è svegliata perché scossa dal peso delle responsabilità: nei confronti degli altri; ha reagito per il bene degli altri. E al suo bene, chi ha pensato al suo bene?
Evidentemente nessuno, se adesso ogni parola che sento mi cade addosso come sputi di sangue su un pavimento di marmo bianco. Sono troppo ubriaco per non poter avvertire il coraggio ed il dolore di cui è intrisa l'inaspettata confessione.
Così accolgo a braccia aperte questo fiume in piena che rompe gli argini e si spande tra le strade, che si fa largo tra radici strappate alla terra ed  il terrore della gente, che si diffonde rapido come la peste.
Continua a parlare di sè, di quella ragazza piena di iniziativa e di vita, traboccante di progetti e di aspettative, che aveva sulla libreria libri ed ideali e nel cassetto sogni e certezze incorruttibili, e dell'uomo dolce e premuroso, presente e accomodante, che l'accompagna da tempo, proprio l'uomo dei sogni che dei suoi sogni non ha forse nemmeno un riflesso.
Il resto non lo sa spiegare: è così difficile mettersi a nudo, così arduo mostrarsi agli altri - soprattutto se gli altri sono due amici che di hanno di te il mito - per quello che si è davvero, una bambina fragile che ha smarrito la via di casa. O che la via di casa la conosce alla perfezione, anche senza averla segnata con molliche di pane raffermo, ma non ha la forza di spezzare legami dolci come catene e di disfarsi di bagagli leggeri come piombo.

Io, io non voglio abbandonare i miei sogni sul ciglio di una strada illuminata dai fuochi di chi si vende alla notte, e non vorrebbe farlo.
Io, io non smetterò di costruirmi il futuro che desidero e di sostenere chi amo, anche se so bene quale responsabilità ciò comporti: essere brutalmente vero, a costo di ferire, di ferirsi, di aprire gli occhi a chi li tiene chiusi con ostinazione.
Non smetterò di cercare quella creatura capace di farmi sciogliere l'anima, che troverà in me l'essenziale e l'esiziale. E in questa ricerca non negherò a nessuno la possibilità. Perché magari è proprio in quella vecchia cassa dimenticata in soffitta, in quel libro che ci è passato tra le mani e che non abbiamo ancora letto, in quella persona che sorseggiava cosmopolitan e si lasciava scappare di continuo, fino a romperlo - a causa dell'evidente emozione - un posacenere di vetro scadente, che potrebbe essere custodito quello che tutti cerchiamo.




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21 ottobre 2008

La fine dell'estate

Quella maledetta sera di settembre che mi ha fatto impazzire.
Quegli occhi così vivi che non puoi fare a meno di guardarli e perderti dentro. Di convincerti di amarli, forse.
Quella maledetta sera di settembre che ha destato da un sonno profondo la curiosità, l'interesse, la brama.
Quel sorriso così ingenuo e puro, che vuole insegnare poesia.
Quella maledetta sera di settembre in cui ho smarrito un pezzo di anima.
Ed io che credevo di non averla più, l'anima.
Quella maledetta sera di settembre e una vana speranza.
Che qualcuno da amare esista davvero, ancora.
Quella maledetta sera di settembre e la mia incapacità.
Di parlare di ciò che sono.
Quella maledetta sera di settembre e le mie convinzioni sbagliate.
Perché sono un cibo così raffinato da essere dedicato solo a certuni palati, capaci di apprezzarne il sapore irreplicabile.

Quella maledetta sera di settembre.
Quella maledetta sera di settembre che mi ha fatto impazzire.




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19 ottobre 2008

Rottami e schegge

Dentro di me ci deve essere una sorta di cassa di risonanza. Tutto quello che mi succede intorno viene ingigantito, elevato ad una potenza n che non è possibile definire, calcolare, quantificare neanche per approssimazione.
Sento interamente il peso di questi giorni trascorsi in immensi squarci di dimenticanza, divorando petali di fiori morti. Giorni fatti di lunghe passeggiate tra foglie secche e muschi che cessano di vivere, dissanguati sotto la pressione dei miei passi pesanti.
Avverto la malinconia che cresce per l'assenza di sguardi e carezze. Alimento legami irreali e fantastico di idee che ho incontrato in una calda serata di settembre per poi vederle andare lontano, irrimediabilmente. Senza un perché. O magari per un perché di troppo.

Sogno, di fiumi ghiacciati e montagne innevate, di boschi fiaccati dal peso di neve fredda e candida. E di me, che tento, forse in vanum, di attraversarli.
Sogno, ma non abbastanza. Per scoprire come andrà a finire.




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15 ottobre 2008

Incrinare gli schemi

Non so mai fino a che punto è salutare assecondarmi. I miei bisogni sono di difficile comprensione: i più sono abituati ad additarli come capricci. Arduo per me spiegare loro che sono tutto fuorché capricci; si tratta infatti di moti dell'anima.
Che avere i capelli giallo Draco Malfoy è una necessità che viene dal pronfondo. Ed in tutta sincerità non so per quanto riuscirò a tenerla rinchiusa dentro.
Credo quindi che - come faccio spesso in questi casi - sia meglio affidare tutto alla fortuna. Ci aggiorneremo a riguardo il 13 Novembre.



http://www.lumos.it/harry-potter-movie/attori/images/felton.jpg




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13 ottobre 2008

X-cola

Le spiacevoli limitazioni derivanti da un pompino con la P maiuscola sono ben note alla quasi totalità di coloro che praticano questa antica arte.
La riluttanza nell'usare, nelle ore immediatamente successive, la zona orale per manifestazioni - come ad esempio baci - del tutto comuni, che siamo soliti ripetere numerose volte nella quotidianità, in special modo se rivolte a creture che non hanno ancora conosciuto il piacere nascosto nella parola peccato, come i bambini, è la più comune di esse.
Ebbene, una sorta di scienziata americana ha individuato la soluzione a tutti i vostri - nostri? - problemi da post pompino con ingoio (è il caso di dire le cose come stanno senza troppi giri di parole). La coca-cola è lo spermicida per eccellenza.
La bevanda del millennio non ha ancora smesso di stupire.




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29 settembre 2008

100 giorni di silenzio.

Sono trascorsi 100 giorni eppure... Eppure qui non è proprio cambiato un cazzo.
Non ho ancora imparato a fermare il tempo ma, credetemi, ci sto lavorando.

E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età.
E ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età.
E vita mia che mi hai dato tanto: amore, gioia, dolore, tutto.
Ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età.
E che la vita ti riservi ciò che serve, spero,
che piangerai per cose brutte e cose belle, spero.

T.F.




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25 giugno 2008

Talk is cheap

Prima che decidessimo tacitamente di non parlare fra noi per cinque giorni, mamma ha affermato, con sarcasmo e soddisfazione per le sue capacità di analisi, che ho il costante bisogno di essere al centro dell'attenzione. A suo dire adoro avere i riflettori puntati contro ed indossare i costumi di scena, parlare di me e far parlare di me.
Venerdi sera un'inaspettata telefonata ha confermato quella che sembra essere opinione comune: qualsiasi cosa purché sia io il protagonista di ogni scambio verbale.

Giungo alla conclusione che mala tempora currunt, non solo perché le persone restano fisse sulle proprie posizioni ed amano affogare nelle loro intoccabili convinzioni, ma piuttosto perché nessuno ha dato giusto peso all'inatteso rigurgito adolescenziale che mi ha suggerito di riporre nell'armadio i jeans da universitario modello e di sostituirli con pantaloncini corti e leggeri: hanno preferito interpretare tale scelta come necessità stilistica invece che rischiesta d'attenzione. C'ho carenze d'affetto, cazzo.




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19 giugno 2008

No Hillary, No Party.

Quando sono venuto a conoscenza che, per l'ennesima volta, i democratici americani non avrebbero candidato Hillary Clinton alla presidenza della casa bianca, ho rischiato una crisi di pianto stile ministro Prestigiacomo alla bocciatura del parlamento delle quote rosa.

Asciugate le lacrime e liberata la mente da sconforto e rabbia, mi sono chiesto per quale motivo avrei dovuto sostenere l'uomo che ritenevo, più che rivale, acerrimo nemico, per quale motivo sarei dovuto essere contento della scelta di un uomo democratico e non di una donna
democratica.
Molto francamente motivi validi - al di fuori delle solite e noiose divisioni di partito - non ne ho trovati: in fondo alla mia anima pervasa da passione politica è rimasto solo tanto livore nei confronti di chi ha fottuto il posto al mio favorito.
In questa ricerca dai contorni surreali ed imprevisti, ho però rintracciato - in maniera fortuita e del tutto involontaria - un'ottima ragione per sostenere, sine studio, il vecchio John. In culo a chi sceglie per partito preso e per moda.


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15 giugno 2008

Are you watching now?

Mi dico sempre che, per quanti sforzi io faccia, non posso fingere di essere quello che non sono.
Non sono il migliore amico né il bravo ragazzo. Non sono il figlio perfetto o il fratello comprensivo. Per essere poi principe azzurro mi mancano i requisiti basilari. E non mi riferisco ai capelli color miele e agli occhi di cobalto, ma alla voglia di affrontare draghi e spezzare malefici per conquistare l'amore della bella addormentata.

Sono piuttosto un bambino con le mani sporche di zucchero a velo. Svogliato e perennemento insoddisfatto, provo piacere a toccare tutto ciò che vedo per la smania di renderlo appicicoso, per lasciare un fastidioso segno di me. Ovviamente non mi basta e, per dare sfogo a questa sete di vento che mi scuote l'anima, mi diletto a criticare, giudicare, offendere; lascio che la cattiveria gratuita ed ingiustificata diventi il mio nutrimento giornaliero.
Ogni cosa viene vissuta nella più perfetta ottica schopenhaueriana: appagato il desiderio, mi annoio e mi disfo di tutte quelle cose per le quali, anche solo un attimo prima, avrei svenduto il cielo.

Cammino con la verità in tasca, come se fosse un monile posseduto sin dall'infanzia. Ed è proprio in tale periodo della mia vita che devo aver maturato la convinzione di essere un principe, il principe, di un mondo senza confini in cui la possibilità è certezza, la stupidità è reato, dove non ci sono limiti di velocità e puoi mangiare un mon cheri e bere un bicchiere di vino senza rischiare la galera per guida in stato di ebrezza.




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10 giugno 2008

Il Principe

N. M. - De Principatibus
QUANTUM FORTUNA IN REBUS HUMANIS POSSIT, ET QUOMODO ILLI SIT OCCURENDUM

Concludo, adunque, che, variando la fortuna, e stando li uomini ne' loro modi ostinati, sono felici mentre concordano insieme, e, come discordano, infelici. Io iudico bene questo: che sia meglio essere impetuoso che respettivo; perché la fortuna è donna, ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla. E si vede che la si lascia più vincere da questi, che da quelli che freddamente procedano; e però sempre, come donna, è amica de' giovani, perché sono meno respettivi, più feroci e con più audacia la comandano.




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26 maggio 2008

Esprimi un desiderio

Vorrei che una qualche creatura avesse bisogno di addormentarsi con le labbra incrociate alle mie, che nel pieno della notte, incurante di fatiche e stanchezze, mi svegliasse semplicemente per avere un bacio, per sentire la mia lingua muoversi nella sua bocca.
Che di mattina sorgesse prima del Sole, per paura di perdermi nell'Alba, per timore che la luce mi sottragga al suo abbraccio così come strappò Amore dalle braccia di Psiche.

Che mi renda causa dei suoi sorrisi, cura dei suoi dolori, sorgente di piacere. E che non sia mai sazia di me, perché dall'arte non si smette mai di lasciarsi nutrire.




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18 maggio 2008

Papa Don't Preach

Li riesco a vedere che discutono animatamente alle feste ai parioli o nei salotti della napoli bene, col cocktail di turno nella mano destra e la sigaretta nella sinistra. Accantonano per un attimo lo sconcerto causato dalla vittoria di Alemanno, fingono di non vedere i cumuli di spazzatura che ormai anche nel centro della città si arrampicano alle finestre delle case e ci vomitano dentro.
Ascolto le loro parole: predicano e sputano sentenze più del solito, spalancano meravigliati le loro bocche che puzzano di ipocrisia e dai denti ingialliti (ma prontamente sbiancati) dal sempre più crescente perbenismo.

In questi giorni inoltre ho letto decine e decine di riflessioni di pseudo-intellettuali o convinti tali: i peggiori di certo sono i bloggers che hanno la mania di improvvisarsi grandi critici nonché giornalisti dalla penna tagliente.
Non ho trovato nessuno che abbia detto quello che c'è realmente da dire, nessuno che abbia colto il nocciolo della questione: il popolo ha scelto ed il popolo nelle sue scelte è sovrano.
Il resto non ha rilevanza alcuna: la sovranità del popolo deve essere rispettata e niente può interferire con essa.
Ma è chiaro che, ragionando in questo modo, le menti eccelse nostrane non avrebbero potuto riempire le colonne dei quotidiani e avrebbero lasciato i signori di cui prima (si sa, hanno sempre bisogno dell'Annunziata di turno che gli metta in testa, come un gettone nella slot machine, un pensiero o un'idea da elaborare, su cui poter fingere di riflettere per poi trarre conclusioni al colore dell'abbronzatura da yacht e da billionaire - ci vado ma non lo dico perché me ne vergogno - di Giovanna Melandri), almeno per altri quindici giorni, a parlare di Alemanno, della spazzatura e di Gomorra, che poi alla fine la colpa è di quelli del nord.

Purtroppo però è accaduto di peggio, questa volta stranamente fuori dalle mura di casa nostra. Il papa, come era prevedibile, ha spalancato le braccia ed ha invocato l'accoglienza (che se li prenda in Vaticano gli immigrati irregolari, non ho nulla in contrario!) ed il vicepremier spagnolo, in modo meno prevedibile ma ugualmente fastidioso, nascondendo i fucili con cui fino a ieri il suo governo ha sparato contro i gommoni di clandestini che tentavano di arrivare in Spagna, ha deciso di indossare il benedettissimo ermellino del santo padre ed ha accusato l'Italia di xenofobia, come se non bastessero i coglioni italiani a criticare le stranamente ottime idee del governo Berlusconi in materia di sicurezza.
 
I miei cari connazionali in aggiunta, essendo tanto impegnati a straparlare della Lega e del suo 8,4%, non hanno dedicato neanche un giusto pensiero di sdegno al neo ministro degli esteri Frattini che, quasi come un D'Alema in Libano, preferisce non offendere la Cina sulla questione tibetana.




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13 maggio 2008

Blonde Ambition

Gli amici pensano tu sia impazzito, la famiglia crede che il tuo sia semplicemente un periodo difficile, lei ritiene di non essere abbastanza per te, si sente messa in secondo piano. Probabilmente però è l'unica ad aver capito cosa sia successo: ti sei comportato secondo natura, la tua, cedendo a pulsioni vitali ed ad istinti che affondano le proprie radici fin dentro l'anima.

Il desiderio di evadere si è mosso tra le pieghe della pelle, il piacere ha nutrito inesorabilmente ogni cellula del corpo, il sapore dell'incerto si è sciolto sulla lingua fino ad impastare la bocca. In pochi istanti la ragione è stata soffocata dall'impeto di una illogica passione: ti sei ritrovato a bordo di un aereo con una valigia improvvisata, 10 kg di strettamente necessario per quattro notti, e la prenotazione in albergo effettuata la mattina stessa della partenza col rischio di arrivare a destinazione e come unica possibilità quella di andare a dormire sotti i ponti.
Per l'ennesima volta ti sei messo in gioco, hai puntato tutto quello che avevi alla roulette: les jeux sont faits, rien ne va plus. Rouge ou noir. Hai osservato scorrere la sfera nel cerchio che ha nome vita, l'hai vista roteare su sé stessa, indugiare, rallentare, superare ancora un ostacolo, poi fermarsi. Non hai però visto in quale casella si sia adagiata, perché la tua attenzione era rivolta verso altro, catturata da quell'azzurro così chiaro che a vederlo il sangue gela nelle vene.
Così, dimentico della posta in gioco (alta, altissima, come sempre: tu non ti risparmi mai) e ignaro di dove la sfera si sia fermata (rosso o nero, rosso o nero?) hai vissuto un pomeriggio fuori dalla realtà. In una terra baciata dal Sole ed immersa nel verde, col cellulare scarico (hai ovviamente lasciato il caricabatterie a casa!) e tra gente stranamente sorridente, hai camminato senza meta e ti sei sentito bene semplicemente perché la vita assumeva le forme di un completo Valentino dalla vestibilità perfetta.
Poco dopo l'incontro con il biondo amico: come stai, ti trovo bene.
- Io ho voglia di un gelato.
- Io invece avrei voglia di te.

_

Minuti trascorsi a parlare di noi, delle nostre vite, di come il destino sia strano e dell'assurdità di essere li, con te, a 1000 kilometri da casa, mentre solo poche ore fa eravamo al telefono.
Ora ho la possibilità di guardarti negli occhi, di toccarti, di sentire il tuo profumo. Posso concedermi la sfrontatezza di dirti, perdendomi sulla curva delle tue labbra, che ho l'impellente bisogno di ritornare in hotel, ma non da solo. Al che sorridi imbarazzato, nascondendo i tuoi occhi azzurro cielo dietro l'argento degli occhiali da sole.
In poco tempo raggiungiamo la mia camera. Giro finalmente la chiave, siamo dentro.
Mentre io lavo le mani tu si sei già steso sul letto. Mi avvicino e ti sfioro: il primo brivido mi sporca della tua dolcezza. Le nostre labbra diventano protagoniste, le mani si incontrano e si stringono, la tua pelle è così perfetta da sembrare seta al tatto.
Mi perdo tra i respiri e tra le parole che fuoriescono dai piccoli angoli di bocca lasciati liberi dai baci. 
Una mano accarezza i capelli, l'altra  si insinua tra le pieghe dei jeans, fino a scostare il boxer di colore grigio. Poi ancora baci, come se non ci servisse altro, come se potessimo vivere di quelli per tutta la vita.
Hai intanto tirato su le mutande: la tua timidezza mi spiazza ancora una volta, mi priva di ogni attacco, di qualunque difesa. Il tuo sguardo mi parla di mille mari e cento tempeste, la tua bocca di storie senza tempo né spazio, le tue braccia mi stringono così forte che mi pervade l'illusione che non tu non abbia bisogno di altro che i nostri corpi scossi dalla passione.
Passione che stenta a contenersi, che esplonde nelle più svariate forme e movenze. Si improvvisa regista di attimi dal gusto acre, catturando in camera il profumo che nasce ogni volta che la tua pelle si strofina contro la mia.

La notte si sovrappone al giorno, l'odore del mare si sostituisce a quello di erba umida e se cerco di dormire c'è il battito del tuo cuore a tenermi sveglio. Per tre giorni non conta più niente: solo noi, i nostri pensieri, le nostre emozioni. Le tue continue e dolcissime domande sul come ed il perché, le mie risposte che si concludono sempre con "... altrimenti non ti bacerei in questo modo". Le incomprensioni sono di colpo portate vie dal vento freddo dell'ultima sera. Mi dirai poi che non avresti voluto lasciarmi andare su quella nave, "ho dovuto trattenere la voglia di piangere".

Quando sono rietrato in albergo  mi sono accorto fin troppo presto di quanto fosse fredda la stanza senza di lui. Abbagliante solitudine per consentire alla mente di ripercorrere gli ultimi giorni e cercare motivazioni e risposte all'evidente follia.
_

Risposte non ne ho trovate, né quella sera né le sere seguenti. Ritornato a casa ho disfatto la valigia e ho trovato tra i vestiti gualciti la foto che mi era stata regalata pochi giorni prima. Mi è bastata l'immagine di quel bambino dai capelli gialli e dagli occhi felici per capire di aver fatto la cosa giusta. Vale sempre la pena di vivere.




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6 maggio 2008

Profumo di donna

Lo ricordo come fosse ieri il pomeriggio in cui i nostri occhi si sono potuti specchiare finalmente gli uni negli altri, per la prima volta.
Ricordo esattamente i profumi, gli odori, i colori, il modo in cui la luce leggera del Sole illuminava le nostre risate. I gesti e le carezze sono diventati parte della mia pelle. Le tue parole riempiono tutt'oggi i vuoti della mia anima e il sapore di quel cosmopolitan delle 17 non credo sia andato ancora via dalla bocca.

C'è una cosa che ho capito subito, al primo sguardo: non ti meritavo. Io che rendo centro della mia vita creature imperfette e disinteressate, avevo capito che saresti stata troppo per me.
Al tuo turno sai sempre quali carte giocare, che pedine muovere. Io invece non faccio altro che commettere errori su errori, sbagli su sbagli. L'impulso mi domina fino a farmi raggiungere il fondo. Poco dopo riesce a convincermi anche a raschiarlo il fottuto fondo, ad andarci sotto. Perché al peggio non c'è mai fine.
Così puntualmente mi ritrovo nella merda. Puntualmente, da più di un anno, c'è la tua mano tesa, pronta a sostenermi, unico appiglio per risalire dall'oblio.
Non chiedi mai niente in cambio. Magari solo un abbraccio. O un fiore.

Ed ecco che arrivato a questo punto sorrido sempre. Come può la più dolce delle orchidee desiderare un fiore come dono?




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2 maggio 2008

Even the Devil wouldn't recognize me (but you do) [New Era]

01.02.08 - 15.04.08

A tormentarmi da mesi è un'unica domana, di quelle banali e a tratti stupide perché troppo scontate ma che, come torture cinesi, ti gocciolano sull'anima senza dare tregua.
Goccia dopo goccia la mia domanda banale-troppo scontata ha scavato un solco profondo, tanto da non poterne intravedere il fondo. Ho cercato a lungo la risposta con occhi smarriti su superfici ludice ed acquose e tutto quello che sono riuscito a trovare sono stati un bicchiere di vodka e profumi di sconosciuti impregnati al colletto della camicia: qualcuno ha respirato troppo vicino alla mia bocca, ha avvicinato il suo cuore al mio, ha tentato di unire i nostri battiti.

Io non ho provato niente ma, nonostante l'assenza di emozioni, mi sarei concesso a loro, semplicemente per ricordare cosa si sentisse a baciare labbra pulsanti di sangue e desiderio, per ricordare come fosse essere desiderati, amati, anche se solo per una notte, per un attimo lungo e fuggente come un orgasmo.
Poi accade l'imprevedibile e il silenzio è squarciato con violenza dal pensiero di qualcuno che ha tenuto a me. Come il richiamo di un genitore premuroso, il pensiero mi scuote ed impedisce al corpo di andare oltre. Allontano lo sconosciuto dagli occhi verdi opachi e vuoti e scappo via. La paura si arrampica su ogni pezzo di pelle offerto alla sera fino a raggiungere gli occhi persi nell'oscurità.
E' paura per me stesso: ad una nota dal requiem dei sensi avrei concesso la carne a chi ritiene che il paperino sulla camicia sia un oltraggio alla camicia stessa e che la pelle delle scarpe sia troppo lucida, ad un passo dal baratro avrei offerto l'anima a chi dell'anima non ha mai sentito parlare.


Ora sono immerso nelle lenzuola scure come il mare d'inverno. C'è un'ombra dietro la porta. Riesco a sentire il respito affannato, l'incertezza e la crescente tensione che ci divide. Non so se girerà la maniglia per entrare, non so se avrà il coraggio di dirmi che sta per andare via. Per sempre. E' il mio passato, sono le mie domande. Svaniscono travolte dalla luce del presente e dai colori del futuro.
Dalla solitudine in cui muovo pensieri ed emozioni, osservo il pezzo di legno e mi perdo tra le sue venature. La mia pelle è distesa e non c'è neanche una goccia di sudore. Ho fatto mia la tranquillità di chi sa di non aver sbagliato, non con loro. Gli errori sono già stati commessi, analizzati, sezionati, scontati attraverso dolore e sofferenze.
C'era tutto me stesso in quei ti amo e nelle richieste di non lasciarmi solo. Parole cadute nel vuoto di mille silenzi, parole inascoltate. E ritrovo il sorriso sulle mie labbra perfette mentre possiedo questa vera verità come una donna alla sua prima volta: che scoperta eccezionale.
Sono un bicchiere di vodka che ha compreso di essere divino anche senza lemon.




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13 aprile 2008

Odiarmi, troppo facile

Le parole ed i gesti hanno un unico scopo. Il medesimo delle camicie eccessive e delle scarpe appariscenti. Oro, argento e bronzo si alternano in tripudi di malcreanza e impertinenza.
Voglio solo che mi odino. Per evitare di essere loro indifferente, per allontanare sorrisi ed attenzioni che di certo non merito.
E' il modo migliore per scoprire cosa pensano, per andare sotto la patina di sorrisi finti e vincere la staticità di capelli raccolti.
"Non hai rispetto per nessuno, sei un uomo piccolo. Una persona cattiva".

Ora sono più solo. Ma almeno - io - sono vero.




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1 aprile 2008

Amo (1)

I suoni scorrono come acqua sulla schiena, ti sono vicini come il fiato di chi ti respira sul collo. Il grande schermo bianco irradia i suoi mille colori in ogni angolo della sala: i tuoi occhi non vedono altro, sei completamente preso da fotogrammi che si susseguono alla velocità della luce.
L'anima inizia a fremere, in ogni piccolo silenzio sono le tue risate a riecheggiare tra scatole di biscotti e ciotole di pop corn, la mente lancia in aria fantasie come se fossero razzi di segnalazione, s.o.s. andati a buon fine. Finalmente sei salvo, non ti serve altro.
Basta un semplice film per emozionarti e renderti sorridente, quasi come se fossi felice. E mi amo per la facilità con cui riesco ad apprezzare la vita.
Le gioie semplici sono l'ultimo rifugio di un animo complesso.




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25 marzo 2008

A new day will come (?)

Si chiudono porte, si dividono cammini, si spezzano destini che sembravano essere intrecciati per l'eternità. Arriva sempre il momento in cui è necessario mettere un punto, perché qualcosa è cambiato: ora ho paura di toccarti, di sfiorare la tua bianca pelle, di respirare il tuo profumo. Poso lo sguardo sulle tue mani e lo senti così pesante da non riuscirlo a sopportare.

Ritrovo sparse sul pavimento pagine strappate di un libro che avevo chiuso da tempo. Con mani tremanti le raccolgo e cerco di buttarle via. Un ultimo sguardo a ciò che resta di noi. Ma non c'è niente che valga la pena ricordare. L'inchiostro parla solo di bugie e il dolore ha cancellato anche i ricordi più dolci.

Ho sempre pronte mille ragioni per odiarti. E ne ho altrettante per amarti.

Hai avuto l'opportunità di essere sincera, almeno una volta. Ed invece mi hai mentito ancora.


Una parte di me è morta, uccisa dalle uniche due creature che abbia mai amato. Muore con essa tutto un mondo di sensazioni, di emozioni. Muoiono gli ultimi anni di vita.
E resto in attesa di una nuova alba, che un nuovo sole illumini le cicatrici che mi porto dietro.




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21 marzo 2008

Solo in Te

In cosa credo?
Credo in te, mamma. Solo in te.
So che le persone come noi vivono sole.

Mi manchi.

Buona Pasqua.


24.03.2008
ore 2.47

Vorrei davvero che Dio esistesse per potergli chiedere, guardandolo negli occhi, perché ci fa assaporare ciò che non potrà mai essere nostro.
ore 3.15
Come un pezzo di ghiaccio che si scioglie al suono della tua voce.




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15 marzo 2008

Un semplice fottuto sms

La mattinata di studio è interrotta da quello che apparentemente sembra essere un piccolo, innocente trillo.
Le risate sono sfumate tra un sorso di caffè ed un tiro di marlboro ed io e la mia angelica amica siamo da tempo caduti in un silenzio che più che essere uno studioprofondamente è un cazzononcapiscouncazzo.
Alza lo sguardo dal libro e mi fissa con i suoi occhi azzurri come l'acqua di mare. Scosta i capelli dorati con cui è solita coprirsi gran parte del viso e mi invita a leggere il messaggio appena ricevuto.
Noncurante e svogliato, abbandono il tavolo e afferro il cellulare adagiato sul divano. Scorro le prime righe. E' una cara amica che mi manda saluti dalle strade dell'amata Milano. Le manco, vorrebbe fossi li al suo fianco. Porcaputtana, quanto lo vorrei anche io. Quanto vorrei uscire dalla terra (quarta fermata della metro gialla dal mio alloggio milanese) e respirare l'aria che sfiora il Duomo. Quanto vorrei poter lasciare la chiassosa piazza e gettarmi nella stucchevole tranquillità di via Montenapoleone e poter guardare con aria sdegnata le innumerevoli vetrine del signor Giorgio e del suo tristemporio. Vorrei poter mandare il mondo a farsi fottere e rifugiarmi tra l'irreale verde ai piedi del castello. Ed essere felice in una città indifferente a molti, amabile da pochi.

La mente vola ed il sogno ad occhi aperti mi regala un sorriso. Poi d'improvviso il buio, come se qualcuno avesse spento il sole o m'avesse cavato gli occhi. Il cuore inizia a battere forte, quasi volesse uscire dal corpo, ed un fiotto di sangue inonda così prepotentemente i tessuti del cervello che sento la testa scoppiare.
Tra Milano, i sogni, i mi manchi, compare il suo nome.

Torna, a breve sarà qui. Ed io non lo sapevo. Avevo fatto finta di dimenticare, come se quest'anno non ci fossero pasque e primavere. Avevo rimandato l'incontro a chissà quando, sperando che l'estate avrebbe portato un po' di follia e con la follia una buona ragione per dimenticare.
Troppo facile, troppo scontato. Sarebbe stata una strada per un vile, ma non per me. Vero? Meglio odiato che vile, meglio solo che vile, meglio morto che vile mi sono sempre detto.
Fanculo me e tutti i miei dover essere. Per una volta, cazzo, una dannata misera volta, sarebbe meglio vile che morente. Tanto che differenza fa? Il mondo è cieco ed ormai, osservandomi allo specchio, la differenza a stento la noto io.

Mi ritroverò a sopportare ancora la legge del guardare ma non toccare, respirare ma non bere, sognare ma non vivere, to have not to hold. A sapere che lassù, nel cielo velato della notte, una stella splende ma non c'è modo di godere della sua luce. E stanco di chiedere e sottolineare l'evidenza, fingere di essere indifferente, di aver dimenticato tutto e di non desiderare quell'abbraccio dolce come l'oro.




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9 marzo 2008

Fiori di pesco

La terra è arida e non c'è alcun odore di fiori o di erba. Per troppo tempo è mancata l'acqua e quelli che erano scintillanti colori di vita si sono trasformati in sbiadite e spente sfumature di indifferenza.
Non c'è più nessuno che si prenda cura del mio giardino. Calpesto le foglie secche e, come d'abitudine, respiro profondamente: dov'è finito il profumo di viole? Che fine ha fatto il pesco che con le sue foglie verde smeraldo mi carezzava il capo?

Rivolgo lo sguardo all'angolo destro ed anche il cespuglio di rose sembra essere stanco, privo di vita. Ormai è un ammasso di spine e dolore.
Il suolo si è trasformato in un trionfo di gialli rossi e marroni così carichi che a guardarli pensi alla vita. E tutto attorno a me assume le forme del paradosso perché quel tappeto di foglie non è altro che un elogio alla morte.

Il vento freddo soffia contro il mio viso e mi inumidisce gli occhi. Prima di andare via voglio dare un ultimo saluto a lei, la mia magnolia. I suoi rami sono stati deturpati dall'avidità e dalla superficialità umane: i tagli e gli sfregi sono ancora li a dimostrarlo.
Appoggio una mano sul fusto. Le trasmetto un po' del mio calore. Alzo la testa verso la sommità e le regalo un sorriso come ultimo abbracio.
Il cielo si spande azzurrissimo tra l'intreccio dei rami. E' stato davvero un albero bellissimo, mi dico, come quello di una fiaba.
Mentre riadagio al suolo lo sguardo affaticato dalla troppa luce, scorgo proprio li, su uno dei rami più alti, un piccolo fiore bianco.
Il cuore batte forte. Mi arrampico su, sempre più su, per raggiungerlo.
Tremo, non riesco ad afferrarlo, sono ancora troppo lontano.

Ecco, ora ci sono, un ultimo sforzo. L'ho colto, è nelle mie mani, è morbido come il velluto. Mi chiedo come sia sopravvissuto e perché sia ancora li, per me.
Non ho bisogno di riflettere a lungo per ottenere la risposta. Quel fiore mi è stato donato da una stella cadente che, prima di fondersi con il suolo, ha voluto ricordarmi che arrendersi non è mai giusto, che faccio bene a sentire le mie scelte fino alle ossa, che niente di me può essere logorato dall'abitudine o dalla dimenticanza.
Mi piace pensare che sia lo stesso fiore che una donna strappò da una magnolia mentre bruciava le sue ultime stille di vita in un tonfo mortale perché l'uomo è troppo spesso un essere stupido. Mi piace pensare che quel fiore, sopravvissuto all'inverno, sia una piccola rivincita. La mia rivincita.
Di me, che quando dico ti amo lo dico sentendolo nelle viscere prima che nella testa e nel cuore. Di me, che amo così tanto da accettare anche scelte stupide e senza senso. Di me, che non cancello quel passato che è vita e sono così poco umano da sentire dolore e concedere perdono.




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1 marzo 2008

La camera dei segreti (1)

Un altro cosmopolitan.
E siamo a tre. Uno per sciogliere la lingua. Due per riscaldare le mani. Tre per liberare la mente.
Seguivo il movimento delle sue labbra senza curarmi di cosa dicesse. Ero perso tra mille pensieri. Ritenevo eccitante quel viso inasprito dalla barba. Avevo improvvisamente voglia di provare il sapore della sua bocca. Mi chiedevo cosa pensasse quello sconosciuto di uno che, in venti minuti, aveva mandato giù già tre cocktails. Me lo chiedevo con la giusta dose di superficialità perché - in fondo - non me ne importava molto: avevo semplicemente bisogno dell'alcol per essere nella condizione di dire "si" a lui e a me stesso.
L'area calda della sera accompagnava i soliti usurati discorsi che intrattengono due persone che si conoscono poco. Solo la mia crescente lascività - dovuta all'alcol entrato in circolo - donava alla conversazione un sano gusto di xversione.

Al terzo cosmoplitan la mia lingua non aveva più freni. Mi spingevo costantemente oltre i limiti del lecito. Fino a quando colsi nel suo sguardo un riflesso d'imbarazzo per quella che sembrava essere un'incontenibile voglia.
Non credi sia ora di andare? Il mio sorriso non lasciava spazio a fraintendimenti.
A casa? Di già? Il tono sorpreso e la totale ingenuità delle sue parole colpivano la mia mente ed il mio ventre.
Aveva voglia di me, ma non osava chiedere. A stento forse ci pensava. E se aveva immaginato, se aveva immaginato un mio bacio o una mia carezza o le mie labbra sul suo corpo, lo aveva fatto con imbarazzo. E come spiegargli che che la realtà non è neanche lontanamente fantasticabile, che la mente non può delineare i contorni di scene che si improvvisano e nascono ogni volta dall'anima, passano per la carne per poi esplodere nel cuore. Perché il mondo assume la forma del paradiso se ti lasci amare da chi porta dentro di sé bene e male, giusto e sbagliato, vita e morte. Brucia del fuoco dell'inferno se fai tua la consapevolezza che nessuno è in grado di amare a quello stesso eccezionale modo: il mio.

In verità io pensavo ad un posto più riservato. Sai, inzio a dire troppe cazzate e qualcuno potrebbe sentirmi, quindi è meglio che io continui a sputtanarmi solo con te. Cerchiamo di salvare quel che resta della mia già vacillante reputazione.
Mentre parlavo aveva abbassatato lo sguardo. Sorrideva.
Hai qualche idea?
Semplicemente ovunque ci porti la tua macchina... Sembra grande e comoda. Poi decidiamo lungo la strada.
Il rosso colorò il suo viso. Scoppiò in una risata dolce come una goccia di miele.
Miele che si posava sulle labbra e mi addolciva l'anima. [...]

La Camera dei Segreti è stata aperta.




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26 febbraio 2008

Blue

Striscia sulla schiena la paura di perdere tutto quello che amo. Come una serpe velonosa si avvolge attorno al collo e penetra la carne con denti affilati, iniettando in me i suoi fluidi letali: dubbio e desolazione.
Ho paura di guardare nei suoi occhi e di non ritrovare la luce per cui vivo. Ho paura di non poter più sentire il calore del suo corpo.




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17 febbraio 2008

Material world

C’è stato un tempo in cui ho creduto che per essere felici bastasse sfiorare le mani delle persone a cui vuoi bene, lasciarsi illuminare dalla luce custodita nei loro occhi, farsi condurre dalla loro voce verso luoghi senza nome: perché l’importante non era il dove né il come, ma il con chi.

Ora ho capito che i rapporti non valgono niente, gli uomini non valgono niente, che coltivare il campo dei sentimenti è tempo perso, energia sprecata. Apparire è tutto, essere è niente.
Il piacere che ti offrono gli oggetti è infinito, è continuamente rinnovabile, ne puoi chiedere in quantità smisurata senza che nessuno ti limiti e ti impedisca di fruirne.
Impari così presto a sostituire la morbidezza della carne con quella delle camicie di raso, il profumo dei capelli con quello della pelle sapientemente lavorata, la gioia di un sorriso che nasce dall’anima con quella di un regalo inatteso ed avidamente desiderato.
Chiuso in un mondo di sete e velluti non senti più le voci provenienti dall’esterno: niente può farti male. Niente può turbare questo stato di equilibrio precario che presuntuosamente chiami vita.

Come se un’esistenza senza dolore fosse davvero vita. Come se un volto senza sorriso fosse davvero il volto di un uomo.




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7 febbraio 2008

Tutto in uno

Ieri ho parlato con il mio analista. E' dell'idea che le cose non vadano bene. Ritiene che i progressi fatti nel primo semestre dello scorso anno siano, ora come ora, totalmente persi. Svaniti. Hai compiuto un lungo e tortuoso cammino che ti ha riportato al punto di partenza, mi ha detto freddo fissandomi negli occhi.
Gli ho chiesto cosa intendesse fare. Se avesse individuato le cause e se fosse in grado di proporre rimedi. Ha risposto, con un sorriso sereno, che ne conosce le cause ed è sul punto di partorire una terapia adatta alla situazione in cui verso. Ha poi sottolineato, con una sererità che ai miei occhi assumeva caratteri inquietanti e che tutt'ora mi inorridisce, quanto sia improbabile evadere dal dolore essendo sprovvisti della necessaria dose di forza di volontà. In altre parole, ha cercato di dirmi che sono io a non volermi liberare. Che languidamente mi guardo morire e provo piacere nel farlo. Coltivo una fede ormai dimenticata da ogni essere umano. Questo è intollerabile. Cancello i giorni dal calendario in attesa di una primavera che, per me, quest'anno non arriverà. Questo è folle. Mi consolo nell'idea che prima o poi tutto torna. Anche chi ha avuto necessità di andare via. Questo è patetico.

Non sono riuscito a sopportare oltre. Sono uscito in fretta dalla stanza e l'ho lasciato solo con le sue congetture. Solo con i suoi consigli e le sue terapie. Solo, senza possibilità di andare oltre, di proferire ancora parola, chiuso dietro la superficie argentea dello specchio della mia camera.




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3 febbraio 2008

For the broken heart

And for the broken heart, there is the sky.

Ho alzato gli occhi al cielo. Neanche una stella. Non una luce ad illuminare la mia notte. Ogni possibile chiarore viene avidamente assorbito dai mostri di cemento.
Il silenzio non mi offre parole di conforto. Il vento non mi porge alcuna carezza.
Ed anche l’accesso all’unica porta che si spalanca in questi casi mi è interdetto: impossibile ubriacarsi con due birre. Allucinante pensare di farlo se le signore in questione sono due nastro azzurro.
Ma io, quello senza pudore né vergogna, ho tentato lo stesso. Ho fatto mia ogni singola traccia di alcol. Raggiungendo l’anonimo risultato di una struggente voglia di qualcosa in più.
L'ennesima serata andata a puttane.




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29 gennaio 2008

Don't listen to yourself

Alcol per stordire la mente, bugie per paralizzare l'anima.
Ogni azione compiuta con l'intento di non sentire, di non pensare.
Anche la più piccola esitazione potrebbe essere motivo di soste e di riflessione.
Riflettere per poi ascoltarsi e, ascoltandosi, sentire dolore.

[E se manchi come l'aria, non griderò il tuo nome. Soffocherò il bisogno in un urlo sordo tra le pieghe del cuscino, nel cuore della notte.]




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24 gennaio 2008

Written by the hands of Gods

Xverso meets Chota
20.10.08 - h 4.00 am.

A volte, di notte, quando anche l’ultima goccia di luce soffoca nel buio, i cuori si aprono a verità inconfessate e le anime si sfiorano, come se si tenessero per mano. Le voci si sovrappongono e a tratti diventano una. E’ un unico suono a domare il silenzio.

Se cresci nella consapevolezza che nessuno sia in grado di lenire il tuo dolore e di capire perché la mattina il cuscino profuma di fiori bagnati dal pianto, impari a fare affidamento solo su te stesso. Fai a meno di ogni legame superfluo, allontani dal cuore le avide mani che vorrebbero ghermirlo.
Cammini nel vento e sfidi con gli occhi la luce del sole.
Raggiungi ogni obiettivo, superi qualsiasi limite. Perché sei il migliore, hai deciso di esserlo. Lo hai stabilito il giorno in cui, guardandoti allo specchio, ti sei persa tra le pieghe della tua bianca Pelle ed in una cascata di ricciolo d’oro, mentre notavi l’assenza di una mano che li accarezzasse, che trasmettesse il brivido alla tua Pelle.
Annegando in quei profondi occhi blu, tanto da far impallidire anche il più immenso degli oceani, non hai voluto vedere oltre. Qualcuno che è pronto a regalarti un sorriso sincero e a portare i tuoi pesi esiste, non è poi così lontano.

La naturalezza di una voce che parla ad un’altra a volte non può essere sostituita da qualche foglio sgualcito macchiato d’inchiostro. Le parole pensate, non scorrono dalla testa alla lingua passando per il cuore. Eppure certe evanescenti rivelazioni acquistano un gusto tutto squisitamente palpabile nell’essere lette.

Percorro le ore all’indietro: “Come stai?”, riecheggia fra silenzi.
Vorrei poter guardare dentro me stessa come ho guardato dentro te. Vorrei saper pronunciare le stesse verità per me. Vorrei sapermi dire di no, come lo dico a te. Vorrei riuscire a controllarmi, a spronarmi, a dissuadermi. Ma con te, con te è tutto più facile. Questo mio modo di urlare il vero fa male alle volte, ma è l’unica strada che conosco per smuovere le acque. C’è una domanda che ti martella la testa molto più di altre. Una domanda che non puoi allontanare, alla quale non riesci a dare risposta. La tua incessante ricerca finisce qui. La risposta la conosco.
La risposta è: perché sei troppo.
Troppo per chiunque pretenda qualcosa, donarsi senza volere nulla in cambio è un fiore che cresce solo sulle tue colline. Acciuffare ogni piccolo gesto con quegli occhi di meraviglia che sono lo specchio d’un altrettanto meraviglioso spirito, è una perla al collo della più bella dea esistente. Senza mai dare nulla per scontato, perché tu sai che niente ti è dovuto. È il sapore dell’inaspettato che evapora dalla tua pelle, dell’imprevedibile che diventa gioia se lo si gusta a braccia spalancate. Sei troppo. E a starti accanto è un paragone di continuo. Solo anime altrettanto pure riescono a reggere il confronto, quell’esame incessante a due commissioni: la tua testa, il tuo cuore. E ci si sente inevitabilmente un gradino più in basso, nell’incapacità di dare quanto sei capace di dare tu. Nell’impossibilità d’essere tanto quanto te. Troppo quanto te.

“Come si fa a non amarmi?”
Infatti non si può. E ti amano. Loro ti amano. Vivono con la paura, il terrore di non potercela fare. Panico, angoscia, tremore e tormento. E c’è attrazione. Fascino, interesse. C’è quel tuo modo di sedurre, di ammaliare. C’è quell’esibizionismo che è una condanna. E loro non possono resisterti. Non possono trattenere un “Dio..come ti amo”. Non possono contenere un morso sulla guancia così passionale da lasciare il segno. È una battaglia fra ragione ed istinto che come sempre non lascia superstiti. Una lotta sfiancante che prima di te, uccide loro. E non si comprende la stupidità nel volerti allontanare. Non si intuisce che grande possibilità ci si lascia sfuggire, l’occasione d’esser felici forse una volta davvero. Senza menzogne, senza attori né copioni da recitare. Senza nessuno da cui nascondersi. L’opportunità d’amare e d’essere amati.




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Sono nato in un torrido pomeriggio d'estate, con il Sole alto in un cielo d'un azzurro imbarazzato: il manto celeste è stato certamente il primo a rendersi conto di chi stesse per mettere piede sulla terra...

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